Los Loches
L’esistenzialismo vissuto è molto più divertente di quello pensato, questa è la criptica sentenza odierna.
Questo luogo in cui mi sono trovato catapultato è ancora indecifrabile ai miei sensi, mi riesce difficile inquadrarlo in una definizione, in un’immagine, in un pensiero. E’ folle, talmente bello che devi prenderlo a piccoli assaggi, devi trincerarti dietro armature d’acciao come quella del ghiacciolo, dietro un ruolo, un atteggiamento.
Quando cammini a piedi scalzi sulla sabbia delle vie di questo borgo caraibico e sei incazzato o pensieroso o felice per un evento inatteso ti fermi un secondo a guardare o ad ascoltare, insomma ti fermi e capisci che il tuo problema, la tua gioia, tu sei solo una briciola infinitesimamente piccola di fronte all’estrema complessità di quello che ti circonda. Non so spiegare perchè quest’idea mi venga in un posto relativamente piccolo e poco popolato, dove non c’è apparentemente nulla di speciale.
E invece qualcosa c’è. Sono gli scorci che ti appaiono quando giri l’angolo, è il firmamento che si trasforma in uno spettacolo quando va via la luce per l’ennesimo blackout. E’ il fatto che se anche ci sono mille modi per criticare quello che si fa qui e come lo si fa, se meglio peggio, più velocemente, più lentamente, con migliori margini di guadagnano o perdita, il risultato non cambia perchè si tratta di problemi umani del tutto relativi. L’immensità della bellezza fa cadere ogni maschera, ogni pretesa di aver ragione, ogni egoismo lasciando emergere tutto quello che non sappiamo controllare e che chiamiamo follia. Benvenuti a Los Loches!